venerdì 9 marzo 2012

burn us down, burn us

premetto che le parole che seguiranno saranno frutto di uno sconforto autoindotto, poiché stanchezza, freddo e bronchite in aggiunta ad avvenimenti assolutamente non prevedibili spingono l'organismo a diminuire la produzione di endorfine (ma va tutto bene e ogni tanto mi manca essere lagnosa e manca anche quel provare conforto tipico dello spingere i lividi sugli spigoli).

quaranta minuti di attesa non sono niente dopo due anni, due mesi e diciotto giorni.
la cosa peggiore è che per quanto possa contare i giorni passati, quei quaranta minuti sono stati minuti di noia, non di panico, nemmeno di emozione, tantomeno di agitazione. noia, e quel pizzico di incazzatura che non ci sta mai male quando qualcuno ti fa aspettare quaranta minuti.

e tu e io e come se niente fosse, tu parli, io ascolto col mio mezzo sorriso di chi già sa come funzionano le cose.
perchè è da tempo ormai che, sebbene tenti di aggrapparmi al ricordo di ciò che avrei voluto prendesse forma, so che non tornerà quella voglia e quella necessità di fare andare le cose come avrei voluto.
non è stato così, ma ti ringrazio ugualmente.
ti ringrazio perchè sei stato in grado di parlare di te senza farti vedere, perchè mi hai lasciato da sola, perchè sei tornato a confermare quello che già sapevo. ti ringrazio perchè mi hai fatto trovare la forza per vedere dove stavo andando prima di te, e perchè con quella stessa forza ho capito che l'unica cosa che mi legava ancora alla strada sbagliata era proprio la tua pietra migliare che segnava la mia svolta. ti ringrazio perchè i drammi e le tragedie sono ceneri umide a ricordarmi che certi incendi non dovranno tornare più.
ti ringrazio perchè ti sei fatto vedere nel buio più nero, tanto nero che ho confuso facilmente la tua fiammella per il mio faro.


io per te invece sarò sempre uno scoglio.
quello insormontabile, quello che ti squarcia, quello a cui tornerai sempre ad aggrapparti.


martedì 3 gennaio 2012

ask the dust

dicono che passiamo più un terzo della nostra vita a dormire.
che se dormi poco o non dormi affatto sei irrimediabilmente ansioso, hai problemi di cui non riesci a liberarti.
se dormi troppo invece sei profondamente insicuro.

per me invece dormire è la diretta conseguenza dell'essere. dello "stare".
se sto male, dormo male. se sto bene, dormo.
in ogni caso, dormo.

posso svegliarmi e fare mille cose, e puoi mettermi stesa in un letto, o un divano, o anche su una panca e penserai che non riuscirò a riaddormentarmi. invece no, dormirò.

e puoi pensare che sto sprecando la mia esistenza, dormendo.
forse è così.
o forse la tua è solo invidia.

io ormai so che quando dormo adesso lo faccio lontano dalle mie fissazioni e dalle manie di un tempo, lontano da tutto quello che pensavi mi caratterizzasse, pensavo mi caratterizzasse.

ormai riesco a dormire ovunque.

mercoledì 14 dicembre 2011

it always tricks me every time

ogni tanto mi domando se io abbia qualche colpa nel perpetuarsi di certe 'coincidenze'.
ci sono cose, nomi, persone e luoghi che ricapitano a portata sensoriale.
non è una novità, la novità è che almeno ho imparato a riconoscere quando tutto ciò accade al solo scopo di tentare di rendere tortuoso lo scorrere fluido dei miei giorni e delle mie lune.
e come se non bastasse, succede anche che un bel carico di estrogeni tenta di facilitare il compito di quelle cose, nomi, persone e luoghi.

una volta riconosciuto il danno potenziale che vorrebbero venire a causare quelle cose, nomi, persone e luoghi, ritorno nella mia compostezza. mi ci vuole un attimo, sia chiaro, ma riconosco, ritorno, ricomincio a fluire.


trick (trk)
n.
1. An act or procedure intended to achieve an end by deceptive or fraudulent means.
2. A mischievous action; a prank.
3. A stupid, disgraceful, or childish act or performance.


sia chiaro, ogni tanto capita che ci provo con le azioni a tornare a quello stato di turbolenze e tumulti, ma non funziona, appena un po' di vento potrebbe alzarsi c'è qualcosa che scatta e mi ferma perchè sono stufa di capelli scompigliati e mal di gola, in fondo.
magari per un po' cerco di creare il vento nella mia immaginazione, senza effetti collaterali, e sto bene lo stesso.

ma un giorno la curiosità finirà per ammazzarmi, questo lo so già.

sabato 2 luglio 2011

you and me fit so tight

boh, avevo voglia di scrivere, ma precisamente cosa non so.
mi limiterò a dire che c'è un'arietta bastarda stasera.
per la precisione è tutto il giorno che pensa di prendermi in giro.
ma io non dimentico, la sensazione c'è, la risposta cambia.

e puoi soffiare quanto ti pare, io mi limito a prendere una felpa nell'armadio, a ricordare, e a sorridere con un insignificante sospiro di malinconia per quell'adolescenza tossica che forse tornerà prima o poi, ma non oggi.

respiro e sorrido, chiudo gli occhi, volgo lo sguardo indietro e quando li apro non ci sono rimpianti, rimorsi o ripensamenti.

e ora posso andare a dormire.

mercoledì 8 giugno 2011

and i'll wait to find the wrong way

e come niente fosse, mi ritrovo ad ascoltare gli interpol, scollegati dagli eventi diventati memoria.

è strano, forse non mi rendo ancora conto pienamente, o forse sono davvero andata avanti con i miei errori accanto a ricordarmi che non dovevo lasciarmeli alle spalle per non ricaderci, e finalmente mettendo da parte tutte quelle azioni autodistruttive che mi avevano spinta avanti.

ho bisogno della mia prova del nove.
ho bisogno di ricordare a freud che non ho bisogno di un pretesto, ma semplicemente di riappropriarmi di ciò che era mio.
ho bisogno di toccarmi per vedere se le piaghe sono ancora in carne viva, o se si sono trasformate in una bella crosta da grattare via.
e non vedo l'ora di grattare.

domenica 8 maggio 2011

(do you wanna) come walk with me?

beh.
era questione di coerenza, stupida me come al solito.
non puoi pretendere di aver cambiato il tuo approccio al mondo, se sei rimasta aggrappata anche a un solo brandello di abitudine.

e quindi fanculo te e le tue bombe, mi sono cadute accanto e ne sono uscita illesa, innervosita ma illesa.
e fuori dalla zona di guerra non potevi vedere, cazzo, concentrata com'eri a salvarti il culo ancora una volta. i terroristi non vanno salvati, non vogliono esserlo. e allora esplodi, e visto che ci sei, bloccami pure su fb, e regalami la migliore delle risate, e il più grande dei sollievi. quello della libertà.

e ora, con la pancia piena e il corpo coperto di lividi, sono più libera che mai, e sono stata in grado davvero di trascenderti, autodimostrandomi che incredibilmente non me ne fregava più.
e tremo, e sorrido, e tutto torna, ancora una volta.

venerdì 29 aprile 2011

i made a lot of bad decisions

ahah.
dovrei ridere, adesso.

perchè è chiaro che funziona così, quando decidi di mettere quel punto fermo grande come la regione del Kashmir, ti arriva il simpatico terrorista che sgancia la bomba e fa cambiare le contrattazioni in atto.

e così mentre il pensiero della fuga verso l'emisfero australe si fa sempre più concreto, mi sono impegnata a contattare il terrorista e verificare se la bomba aveva del potenziale esplosivo notevole, o se era un banalissimo fake.
e non me l'ha mica detto, mi ha solo fatto capire che in ogni caso saranno problemi miei.

allora signori, alle armi, ancora una volta. e intanto il ministro degli interni si consulta conquel burlone di rob breszny, che da dire non ha nient'altro che "Sei disposto a veder saltare la tua copertura, a perdere ogni dignità e a mostrare apertamente il tuo amore? A mio parere la risposta è sì."

insomma, abbassa sto cazzo di cortina di piombo e vedi di farti ammazzare, ancora una volta.
e ancora una volta non volevo far casini, invece succede proprio quando coinvolgo altri civili. e si sa che sono i primi a finir male in queste situazioni.

so già come andrà, me l'ha detto brandon flowers, che è pure amico del terrorista in questione.
il risultato? riempirò il mio stomaco di alcool e mi farò esplodere in modalità molotov.