giovedì 29 luglio 2010

stupid

Prima o poi mi compro una fionda ed elimino il gallo del vicino.
Suona quasi anacronistico, "il gallo del vicino".

Forse, e dico forse, potrei evitare il sacrificio animale (molti s'indigneranno, ma tanto tra un po' gli tireranno il collo in ogni caso) se decidessi di andare a dormire secondo il fuso orario del luogo. Invece sono bloccata in un qualsiasi fuso americano.

Mentre il mondo si sveglia, io vado a dormire, per quanto possibile.
Un problema in meno, una disillusione in più.
Perchè, sebbene abbia compiuto l'unica azione che mai, mai avrei voluto compiere, nonostante tante volte avessi immaginato come sarebbe potuta essere la concatenazione di eventi conseguenti a questa, fino a poco fa, impresa insormontabile, il genere umano nella forma di uno qualsiasi dei suoi rappresentanti non ha voluto di certo smentire ciò di cui ho già abbondantemente fatto esperienza in questi poco più che vent'anni di vita.

E allora per cosa sbatto la testa contro un muro, l'orgoglio nel fango e la dignità sotto i piedi altrui?
Per lasciar perdere, come sempre, per lasciarestarecheèmeglio, per dare una scrollata di spalle, lasciare sfuggire un sospiro e ripetermi che tanto lo sapevo.

Ed è l'ennesima riprova di quanto non valga la pena discutere con la maggior parte della "gente".



Just because you don't get it /
it doesn't mean it's stupid /

It means you are //

venerdì 2 luglio 2010

that's why i hold you //

grrrrrrrrrrrrrr.

i carteggi, vi detesto.
fossero tali, ma no, abbiamo inventato il modo di surrogare non solo le nostre esistenze, ma anche tutto ciò di cui nei secoli ci siamo circondati per convincerci della nostra civiltà.

quando ci sono di mezzo i sentimenti tutto ciò dovrebbe essere reciso, troncato, sradicato.
come spiegare altrimenti questa bestialità assassina che mi divora lo stomaco, e mi riempie di acido cloridrico pronto a sgorgare sul primo malcapitato?

e allora siamo lì, a guardarci da chilometri di distanza, a lanciarci palline di carta che mai arriveranno a colpire.
e siamo lì, a guardarci senza vederci, sagome confuse, sì confuse, ma osserviamo insulse palline che volano.

incapaci di parlare, di comunicare, di raggiungere. siamo lì, ebeti ragazzini dispettosi, la cui passione per la creazione della altrui insofferenza non è altro che la vergogna della consapevolezza di essere soli.
e di volersi.