lunedì 21 febbraio 2011

we're going way too chemical

tra una doppia esposizione e il flash sincronizzato sulla seconda tendina c'è una bella differenza.

nel primo caso ci sono due momenti differenti, deliberatamente scelti e integrati in un unico limite atto a perpetuarli non come momenti singoli, bensì come nuova realtà di un'immagine slegata da ciò che potrebbe rappresentare se fossero stati generati due scatti separati.

nel secondo caso, di solito, si tratta di estetismo della fotografia da discoteca.
ma se volessi fare la persona pesante, con una parvenza di serietà professionale e legata all'ontologia in genere, potrei affermare con un simpatico eccesso di supponenza che sono due istanti che si susseguono, ma legati dalla casualità del momento, dell'evento, del luogo e dei soggetti che riescono a far parte della limitata scelta dell'inquadratura, quindi non c'è una scelta di due contesti separati da decontestualizzare per creare un contesto ex novo, bensì una scia di azioni conseguenti e appartenenti allo stesso contesto che si declina in una semplice descrizione inserita in una poetica più o meno estetica.

eppure ci sono certi momenti in cui queste chiare definizioni divengono metafore confuse che uso per salvarmi e distaccarmi da ciò che mi circonda, cercando di capire quali fotografie mentali siano state tirate fuori dai cassettini dove volevo dimenticarmele.
nella maggior parte dei casi si tratta di esposizioni multiple di un inconsapevole che giocava col flash di qualcun altro.



avrei almeno potuto usare la pellicola.
brucia bene, lei.

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