ho raggiunto quello stato mentale per cui so tutto prima che accada.
sapevo che anche stasera tu mi avresti tirato un pacco colossale, per esempio.
sapevo che mio padre a modo suo, avvicinandosi la festa del suo ruolo, per quanto poco l'abbia ricoperto, avrebbe fatto in modo di sentirsi tale nei giorni a venire.
sapevo che tu (un altro tu) eri nei casini e sei tornato a comparire, e ti perderai di nuovo.
sapevo che tu (un ulteriore tu) ti saresti riavvicinato e che tornerai a verificare che la mia diffidenza sia immutata.
il punto è che ho passato vent'anni a evitare le classiche fasi propedeutiche al rapporto sociale, per il semplice e radicato amore per l'osservazione minuziosa di ogni dettaglio.
come un 'tu' tiene la sigaretta, o si morde il labbro, abbassa lo sguardo, chiude gli occhi quando bacia, mentre un altro 'tu' li tiene aperti, come strizza gli occhi e li spalanca, e come l'ulteriore 'tu' scrive una mail, piuttosto che un messaggio dal nulla, ai messaggi degli altri due.
e poi c'è il Tu.
maiuscolo, porcodio.
(e sì, ho apertamente bestemmiato.)
insomma, dicevo, Tu.
ho osservato, e osservato, e osservato, e nonostante ci siano delle costanti nella gestualità, non ti sto cogliendo.
stai lì in un angolo buio lambito dalla mia volontà di annebbiarlo, di annebbiarti, con alcool e sofferenza autoinflitta.
non voglio assolutamente sapere di te.
ti conosco senza conoscerti, ad un livello tale che nemmeno Tu potresti raggiungere per te stesso.
e non voglio sapere nulla.
sono in grado ormai di aspettarmi tutto e il contrario di tutto, sono capace di prevedere ogni volta che sbufferai, o che farai finta di non sentire ciò che dico, o che mi lancerai il consueto 'vaffanculo'. so anche quando mi aggiornerai sul tuo stato di salute (e qui ce la giochiamo.), e so che ti saluterò e mi ringrazierai.
e Tu saprai anche che ci sarà la mia solita frecciatina sul tuo non farti sentire, che a un certo punto dovrai mandarmi a fanculo per cavarti dallo spiazzamento che provoco quando faccio un passo dentro il tuo cervello, sai che ti dispiace quando me ne vado, e che avrò sempre qualche patologia fisica al pari o più grave delle tue.
e sappiamo che siamo due stronzi con troppo orgoglio e troppa poca sicurezza nell'entrarci dentro, sappiamo che a fasi alterne erigiamo muri di piombo su cui farci sbattere il muso vicendevolmente, sappiamo tutto quello che succederà prima che accada.
e io sono stufa marcia di saperlo.
non voglio più saperlo.
voglio che accada.
sapevo che anche stasera tu mi avresti tirato un pacco colossale, per esempio.
sapevo che mio padre a modo suo, avvicinandosi la festa del suo ruolo, per quanto poco l'abbia ricoperto, avrebbe fatto in modo di sentirsi tale nei giorni a venire.
sapevo che tu (un altro tu) eri nei casini e sei tornato a comparire, e ti perderai di nuovo.
sapevo che tu (un ulteriore tu) ti saresti riavvicinato e che tornerai a verificare che la mia diffidenza sia immutata.
il punto è che ho passato vent'anni a evitare le classiche fasi propedeutiche al rapporto sociale, per il semplice e radicato amore per l'osservazione minuziosa di ogni dettaglio.
come un 'tu' tiene la sigaretta, o si morde il labbro, abbassa lo sguardo, chiude gli occhi quando bacia, mentre un altro 'tu' li tiene aperti, come strizza gli occhi e li spalanca, e come l'ulteriore 'tu' scrive una mail, piuttosto che un messaggio dal nulla, ai messaggi degli altri due.
e poi c'è il Tu.
maiuscolo, porcodio.
(e sì, ho apertamente bestemmiato.)
insomma, dicevo, Tu.
ho osservato, e osservato, e osservato, e nonostante ci siano delle costanti nella gestualità, non ti sto cogliendo.
stai lì in un angolo buio lambito dalla mia volontà di annebbiarlo, di annebbiarti, con alcool e sofferenza autoinflitta.
non voglio assolutamente sapere di te.
ti conosco senza conoscerti, ad un livello tale che nemmeno Tu potresti raggiungere per te stesso.
e non voglio sapere nulla.
sono in grado ormai di aspettarmi tutto e il contrario di tutto, sono capace di prevedere ogni volta che sbufferai, o che farai finta di non sentire ciò che dico, o che mi lancerai il consueto 'vaffanculo'. so anche quando mi aggiornerai sul tuo stato di salute (e qui ce la giochiamo.), e so che ti saluterò e mi ringrazierai.
e Tu saprai anche che ci sarà la mia solita frecciatina sul tuo non farti sentire, che a un certo punto dovrai mandarmi a fanculo per cavarti dallo spiazzamento che provoco quando faccio un passo dentro il tuo cervello, sai che ti dispiace quando me ne vado, e che avrò sempre qualche patologia fisica al pari o più grave delle tue.
e sappiamo che siamo due stronzi con troppo orgoglio e troppa poca sicurezza nell'entrarci dentro, sappiamo che a fasi alterne erigiamo muri di piombo su cui farci sbattere il muso vicendevolmente, sappiamo tutto quello che succederà prima che accada.
e io sono stufa marcia di saperlo.
non voglio più saperlo.
voglio che accada.
