venerdì 18 marzo 2011

it's all about silence, it's all about listening

ho raggiunto quello stato mentale per cui so tutto prima che accada.

sapevo che anche stasera tu mi avresti tirato un pacco colossale, per esempio.
sapevo che mio padre a modo suo, avvicinandosi la festa del suo ruolo, per quanto poco l'abbia ricoperto, avrebbe fatto in modo di sentirsi tale nei giorni a venire.
sapevo che tu (un altro tu) eri nei casini e sei tornato a comparire, e ti perderai di nuovo.
sapevo che tu (un ulteriore tu) ti saresti riavvicinato e che tornerai a verificare che la mia diffidenza sia immutata.

il punto è che ho passato vent'anni a evitare le classiche fasi propedeutiche al rapporto sociale, per il semplice e radicato amore per l'osservazione minuziosa di ogni dettaglio.
come un 'tu' tiene la sigaretta, o si morde il labbro, abbassa lo sguardo, chiude gli occhi quando bacia, mentre un altro 'tu' li tiene aperti, come strizza gli occhi e li spalanca, e come l'ulteriore 'tu' scrive una mail, piuttosto che un messaggio dal nulla, ai messaggi degli altri due.

e poi c'è il Tu.
maiuscolo, porcodio.
(e sì, ho apertamente bestemmiato.)

insomma, dicevo, Tu.
ho osservato, e osservato, e osservato, e nonostante ci siano delle costanti nella gestualità, non ti sto cogliendo.
stai lì in un angolo buio lambito dalla mia volontà di annebbiarlo, di annebbiarti, con alcool e sofferenza autoinflitta.
non voglio assolutamente sapere di te.
ti conosco senza conoscerti, ad un livello tale che nemmeno Tu potresti raggiungere per te stesso.
e non voglio sapere nulla.

sono in grado ormai di aspettarmi tutto e il contrario di tutto, sono capace di prevedere ogni volta che sbufferai, o che farai finta di non sentire ciò che dico, o che mi lancerai il consueto 'vaffanculo'. so anche quando mi aggiornerai sul tuo stato di salute (e qui ce la giochiamo.), e so che ti saluterò e mi ringrazierai.

e Tu saprai anche che ci sarà la mia solita frecciatina sul tuo non farti sentire, che a un certo punto dovrai mandarmi a fanculo per cavarti dallo spiazzamento che provoco quando faccio un passo dentro il tuo cervello, sai che ti dispiace quando me ne vado, e che avrò sempre qualche patologia fisica al pari o più grave delle tue.

e sappiamo che siamo due stronzi con troppo orgoglio e troppa poca sicurezza nell'entrarci dentro, sappiamo che a fasi alterne erigiamo muri di piombo su cui farci sbattere il muso vicendevolmente, sappiamo tutto quello che succederà prima che accada.

e io sono stufa marcia di saperlo.
non voglio più saperlo.

voglio che accada.

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