martedì 13 novembre 2012

we're alive, somewhere else

la sensazione è quella di essere già passati da qui nonostante la sicurezza nell'affermare di non esserci mai stati prima, qui

e sono anni mai vissuti e vissuti due volte.

familiarità.

mercoledì 31 ottobre 2012

forgotten sense of me

è precisamente ciò che è successo.
non ci voleva molto ad arrivarci, insomma. 
mille descrizioni di te che continuano a rincorrersi in circolo.
e camminare attraverso fiamme, e gelo, e fiamme, e non capirsi mai del tutto.

per capire infine che non è questione di capire.
hai capito tutto e troppo, sempre.
per quanto ti riguarda l'unica cosa da fare era accettare, -rti.


lunedì 1 ottobre 2012

the only place that's real

forse è questione di lune, 'non è luna del mese quella che si fa prima del sei', mantra d'altri tempi non applicabile oggi. sarà la luna piena. la pioggia. il temporale. sarà josh haden.


forse dobbiamo aspettare che la giornata finisca fino all'ultimo fuso orario.

forse sono solo fusa io.

sabato 29 settembre 2012

somewhere a clock is ticking

rinunciare.

[ri-nun-cià-re] Fare a meno di qlco. che si desidera o che si possiede, desistere spontaneamente da un diritto


rinunciare fa parte di quella lista di verbi di cui ho deliberatamente ignorato l'esistenza.

ho sempre preferito sbagliare piuttosto che rimpiangere l'assenza di azione.
le decisioni sbagliate sono state sempre prese con la coscienza di sbagliare.




e stasera penso a quanto mi appartenga l'errore.
e lo sbaglio, il fallimento, ma mai l'incompletezza.

devo patologicamente arrivare alla fine della strada sbagliata prima di cercare una via alternativa, mi rifiuto di tornare indietro, mi perdo nella familiarità del torto.









incapace di sopportare il peso delle cose perse,
i could do most anything to you //

mercoledì 26 settembre 2012

settembre ci porterà via con sè

la consapevolezza.
succede che ti colpisce come una testata sul naso.
e non c'è livido che tenga, poteva spaccarti il setto e farti sanguinare per ore interminabili, invece è stato solo un discutibile saluto del destino.
ed è stato talmente lampante che non mi sono nemmeno preoccupata più di tanto di tenere il broncio, o di preoccuparmi ossessivamente sull'aspetto del mio naso. 
mi veniva da ridere.


ho capito che le mie stagioni sono due: settembre, e il resto dell'anno.
ridere a settembre si riflette nella pioggia.
umore che si rifrange sulle particelle d'umidità per poi farle entrare dentro.
una eco di risate spezzate su ricordi amari.
nostalgia.
ritorno a casa.






infine passerà settembre, e il suo pensare malvagio.
andrò altrove, cercando settembre, trovando settembre, maledicendo settembre.

venerdì 21 settembre 2012

can i walk you home, tonight?

mi bruciano gli occhi.
troppo nero da tirar via, con poca voglia di intervenire come meglio sarebbe convenuto.

occhi rossi, vagamente doloranti, ma nulla più da eliminare.

non è rimasto neanche lo sguardo che ti saresti aspettato.
vuoto e prurito.



your eyes are open /
you got nothing to do //








l'utilità di chiudere gli occhi ora sta tutta nella consapevolezza di riaprirli e sapere che ormai sarà solo un altro passato.

giovedì 20 settembre 2012

time to let everything inside you show

ciclicità.
una delle poche certezze che ho è che tutto torna.
tutto, tutti.

eppure ci saranno sempre quei casi particolari in cui ci sono le visite stile "comitiva al villaggio alpitour".
lo senti nell'aria, e sei tu la prima a tornare indietro di quel poco che basta per iniziare a scivolare giù per la scarpata.
nel frattempo l'aria vortica, arrivano turbolenze e tu rimani aggrappata su quelle radici fortuite lunghe abbastanza per incastrartici ma senza avere la muscolatura adatta a sostenere a lungo il tuo peso mentre piogge torrenziali e vento frenetico ti sbattono contro le rocce.

sarà questione di adrenalina.
o noia.

il fatto notevole è che la mano tesa a trascinarti fuori dal vuoto è la tua.
ormai, come la 'gente che cloni per lavoro' (cit.), ti sei sdoppiata anche tu.
non una separazione netta tra bene e male, ma comunque due vie, dualità d'intenti, binomio di scelte.
e una doppia conferma nel momento in cui ti trovi sola con te stessa.

quella che sei cambiata, e che non cambierai mai.

giovedì 19 luglio 2012

goddamn son of a bitch

non avete la benché minima idea di quanto voglia, in questo preciso istante, scendere dalla mia consapevolezza di essere al di sopra di voi, guardarvi in faccia e cavarvi gli occhi a mani nude.

e anche infierire sul vostro cadavere.





e infine farci tante belle foto, che sono sicura quelli come voi apprezzerebbero (chiaramente basta che non siano scattate da mano femminile e più esperta della vostra - non che ci voglia tanto a saperne più di voi).

martedì 12 giugno 2012

revolver


and after all, don't feel like nothing / like walkin' away / like a mouth full of rain / i'm holdin' on / cause you're my revolver / and i dreamed of ending / in a violent way //



ogni tanto guardo indietro (con estrema gioia per i miei blocchi vertebrali cervicali)
e la cosa che mi disturba quanto una zanzara che si avvicina all'orecchio mentre sto dormendo
è proprio quell'ending in a violent way che è mancato
ma poi accendo la luce e la zanzara sparisce
e attendo che l'insetticida evapori e la faccia andare altrove

al mattino, puntualmente, la trovo stecchita nei dintorni dell'abat-jour.

venerdì 9 marzo 2012

burn us down, burn us

premetto che le parole che seguiranno saranno frutto di uno sconforto autoindotto, poiché stanchezza, freddo e bronchite in aggiunta ad avvenimenti assolutamente non prevedibili spingono l'organismo a diminuire la produzione di endorfine (ma va tutto bene e ogni tanto mi manca essere lagnosa e manca anche quel provare conforto tipico dello spingere i lividi sugli spigoli).

quaranta minuti di attesa non sono niente dopo due anni, due mesi e diciotto giorni.
la cosa peggiore è che per quanto possa contare i giorni passati, quei quaranta minuti sono stati minuti di noia, non di panico, nemmeno di emozione, tantomeno di agitazione. noia, e quel pizzico di incazzatura che non ci sta mai male quando qualcuno ti fa aspettare quaranta minuti.

e tu e io e come se niente fosse, tu parli, io ascolto col mio mezzo sorriso di chi già sa come funzionano le cose.
perchè è da tempo ormai che, sebbene tenti di aggrapparmi al ricordo di ciò che avrei voluto prendesse forma, so che non tornerà quella voglia e quella necessità di fare andare le cose come avrei voluto.
non è stato così, ma ti ringrazio ugualmente.
ti ringrazio perchè sei stato in grado di parlare di te senza farti vedere, perchè mi hai lasciato da sola, perchè sei tornato a confermare quello che già sapevo. ti ringrazio perchè mi hai fatto trovare la forza per vedere dove stavo andando prima di te, e perchè con quella stessa forza ho capito che l'unica cosa che mi legava ancora alla strada sbagliata era proprio la tua pietra migliare che segnava la mia svolta. ti ringrazio perchè i drammi e le tragedie sono ceneri umide a ricordarmi che certi incendi non dovranno tornare più.
ti ringrazio perchè ti sei fatto vedere nel buio più nero, tanto nero che ho confuso facilmente la tua fiammella per il mio faro.


io per te invece sarò sempre uno scoglio.
quello insormontabile, quello che ti squarcia, quello a cui tornerai sempre ad aggrapparti.


martedì 3 gennaio 2012

ask the dust

dicono che passiamo più un terzo della nostra vita a dormire.
che se dormi poco o non dormi affatto sei irrimediabilmente ansioso, hai problemi di cui non riesci a liberarti.
se dormi troppo invece sei profondamente insicuro.

per me invece dormire è la diretta conseguenza dell'essere. dello "stare".
se sto male, dormo male. se sto bene, dormo.
in ogni caso, dormo.

posso svegliarmi e fare mille cose, e puoi mettermi stesa in un letto, o un divano, o anche su una panca e penserai che non riuscirò a riaddormentarmi. invece no, dormirò.

e puoi pensare che sto sprecando la mia esistenza, dormendo.
forse è così.
o forse la tua è solo invidia.

io ormai so che quando dormo adesso lo faccio lontano dalle mie fissazioni e dalle manie di un tempo, lontano da tutto quello che pensavi mi caratterizzasse, pensavo mi caratterizzasse.

ormai riesco a dormire ovunque.