mercoledì 20 agosto 2008

manhattan

dopo woody allen e sex in the city avrei dovuto intuire che forse era il caso di non andarci.

specie dopo aver passato 9 mesi da brivido in quel triste posto che è milano. neanche minimamente paragonabile.
e non è tanto per i palazzi, o l'orientamento stradale, i locali (anche perchè i miei quasiventanni mi hanno precluso delle degne bevute nel lower east side).

è questione di gente.
la concentrazione di nevrosi è diluita in tanta, tanta, tanta buona educazione e cordialità. forse qualcuno ha deciso di diluirla con medicinali, o semplicemente è arrivato un esaurimento nervoso a decidere di farla finita, ma i don't care.

c'è la necessità di sentirsi meno soli, o semplicemente di stare in compagnia anche nei 10 secondi di conversazione media utili a chiedere indicazioni o l'ora.
e poi, qua tanto scandalo per 600 militari nelle città, là i poliziotti girano in borghese sui taxi, possono essere il tipo cordiale che sta in fila (perchè là le file le fanno) dietro di te da starbucks, o forse si mimetizzano da alberi a bryant park... Non lo puoi sapere, ma tutti sanno che quelli in divisa sono meno di 1/5 del totale. (e tutti se per caso incroci lo sguardo, ti salutano!)

se attraversi fra la 5th e la E32th in minigonna e tacchi, non hai il timore di essere violentata da un branco di gente dall'accento strano. Infatti ti puoi permettere di girare in minigonna e tacchi.
sono tutti diversi, e tutti appaiono tolleranti.
forse perchè a manhattan non è permesso girare con armi, a contrario del resto dell'america.
e poi sembrano tutti così affascinanti, probabilmente perchè la maggior parte degli obesi si è trasferita in new jersey.
e io fra 2 anni ho intenzione di finire i miei studi là, o anche solo finire là. perchè manhattan non è new york, o gli states ma è semplicemene Manhattan.

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