venerdì 19 settembre 2008

all my rivals will see what i have in store

pensavo a jackie kennedy onassis. nel bel mezzo di central park c'è un lago artificiale che porta il suo nome.
reservoir, li chiamano.
eddie vedder ha una passione per quel termine.
mi è venuta in mente rival, per quella serie di collegamenti inconsci e suggeriti amorevolmente da itunes.

e ho anche iniziato a costruire i miei accademici compiti per le vacanze, gentilmente consegnati assieme all'ultimo 30 da quell'uomo che sarà il mio passaporto per gli states.

oh. ora itunes dice "go".

mercoledì 17 settembre 2008

antistar

potevo crepare felice a union square meno di un mese fa, ma ho corso per prendere un bus alle 2 del mattino. solo che lì i bus che vedono due esemplari del genere femminile correre, si fermano. e mi eviterò i paragoni con milano.

astinenza notturna. ma a quanto pare la city è stata meta di molti quest'estate.
è un po' una puttanella viziata, diciamolo.

mi sono fatta un po' di viaggi mentali sui miei prossimi due anni.
e poi ho realizzato che è meglio non farsene.

mi fa tristezza questo blog bianco quando ho voglia di scrivere e non so cosa scrivere.

il fatto è che lui è stanco quando io non ci sono, e io non riesco a dormire se lui non c'è.
la fisicità è quasi straziante. non riesco a dormire senza il suo odore. e mille altre banalità.
oggi, o meglio ieri, abbiamo passato anche i 13 mesi. e se non guardavo l'orologio nemmeno me ne accorgevo.
non ci importa più di stare a contare.
non ci importa più se ci respiriamo addosso alito da nonhodigeritolacenacinese.
non ci importa più se ci vediamo nel momento dei deliri con febbre a 39.
non ci importa più se non sai fare il letto e se non mi va di lavare i piatti.
non ci importa più se alla minima presenza di pollini o gatti trasfiguriamo.

se al matrimonio di tua zia hanno fotografato più me e te rispetto agli sposi ci sarà un motivo.
a proposito, non mi farebbe schifo avere le foto.

ho irrimediabilmente perso il destinatario ideale di questo post.

forse vado a dormire.

giovedì 11 settembre 2008

il mio veleno

settembre.
le valigie sono state disfate, e rimarranno vuote.
almeno per un po'.

ho un mese buono per godermi l'arrivo del'autunno, e quell'atmosfera che ha solo qua, a casa, nelle domeniche solitarie in centro, a guardare verso est mentre l'aria finalmente fresca ti ricorda che è tempo di smetterla di depilarsi le gambe ogni 3 settimane per lasciare agli shorts il privilegio di portarti in giro.

posso permettermi di pensare come un tempo, quando non si faceva altro che guardare indietro con quella nostalgia tanto fresca quanto l'aria settembrina, e quello struggimento che ti accarezzava il collo come un foulard di seta per ciò che credevi eterno, e che adesso credi semplicemente "irripetibile".

è un cambiamento in termini, c'è la consapevolezza che tutto va avanti per davvero, che le occasioni e lo spirito ingenuo di un tempo sono diventati per sempre bei ricordi.

non è questione di melodrammaticità. è così e basta. ci sono altre occasioni, colte nell'ottica di altre priorità, con uno spirito corrotto da anni di lotte e sofferenze spesso causate da troppa fiducia nel genere umano.

c'è meno fiducia, c'è più malcontento, c'è ancora la voglia di cambiare le cose, cambiarle per sè.
e di guardare indietro ancora per un po'.


per la prima volta si scuote la testa pensando a qualcuno che non merita di essere ricordato, come a giustificare se stessi per l'aver voluto troppo bene. per la prima volta si capisce che certe scelte ormai sono diventate rimpianti.
e sorrido.

sorrido più onestamente di certe persone ancora aggrappate alle abitudini viziate dell'adolescenza, che pretendono di dover mostrare che stanno continuando a lottare inutilmente con le unghie per dimostrare che si è persone difficoltose e ancora in difficoltà. perchè è interessante, perchè ti dà il pretesto facile per sentirti esistenzialmente superiore per la tua falsa capacità di affrontare tutto quello che mostri fuori.

e per la prima volta, non mi dispiace. per la prima volta, sono sicura che le mie scelte sono state le migliori. per la prima volta non ho nemmeno la minima idea di aver fatto qualcosa per qui generarsi poi rimpianti, o rimorsi. per la prima volta non devo patteggiare con le frustrazioni altrui, così eliminando alla radice le mie frustrazioni.





vi apparirò meno interessante, meno complicata, meno problematica.
e da me non potevo ottenere di meglio.