mercoledì 14 dicembre 2011

it always tricks me every time

ogni tanto mi domando se io abbia qualche colpa nel perpetuarsi di certe 'coincidenze'.
ci sono cose, nomi, persone e luoghi che ricapitano a portata sensoriale.
non è una novità, la novità è che almeno ho imparato a riconoscere quando tutto ciò accade al solo scopo di tentare di rendere tortuoso lo scorrere fluido dei miei giorni e delle mie lune.
e come se non bastasse, succede anche che un bel carico di estrogeni tenta di facilitare il compito di quelle cose, nomi, persone e luoghi.

una volta riconosciuto il danno potenziale che vorrebbero venire a causare quelle cose, nomi, persone e luoghi, ritorno nella mia compostezza. mi ci vuole un attimo, sia chiaro, ma riconosco, ritorno, ricomincio a fluire.


trick (trk)
n.
1. An act or procedure intended to achieve an end by deceptive or fraudulent means.
2. A mischievous action; a prank.
3. A stupid, disgraceful, or childish act or performance.


sia chiaro, ogni tanto capita che ci provo con le azioni a tornare a quello stato di turbolenze e tumulti, ma non funziona, appena un po' di vento potrebbe alzarsi c'è qualcosa che scatta e mi ferma perchè sono stufa di capelli scompigliati e mal di gola, in fondo.
magari per un po' cerco di creare il vento nella mia immaginazione, senza effetti collaterali, e sto bene lo stesso.

ma un giorno la curiosità finirà per ammazzarmi, questo lo so già.

sabato 2 luglio 2011

you and me fit so tight

boh, avevo voglia di scrivere, ma precisamente cosa non so.
mi limiterò a dire che c'è un'arietta bastarda stasera.
per la precisione è tutto il giorno che pensa di prendermi in giro.
ma io non dimentico, la sensazione c'è, la risposta cambia.

e puoi soffiare quanto ti pare, io mi limito a prendere una felpa nell'armadio, a ricordare, e a sorridere con un insignificante sospiro di malinconia per quell'adolescenza tossica che forse tornerà prima o poi, ma non oggi.

respiro e sorrido, chiudo gli occhi, volgo lo sguardo indietro e quando li apro non ci sono rimpianti, rimorsi o ripensamenti.

e ora posso andare a dormire.

mercoledì 8 giugno 2011

and i'll wait to find the wrong way

e come niente fosse, mi ritrovo ad ascoltare gli interpol, scollegati dagli eventi diventati memoria.

è strano, forse non mi rendo ancora conto pienamente, o forse sono davvero andata avanti con i miei errori accanto a ricordarmi che non dovevo lasciarmeli alle spalle per non ricaderci, e finalmente mettendo da parte tutte quelle azioni autodistruttive che mi avevano spinta avanti.

ho bisogno della mia prova del nove.
ho bisogno di ricordare a freud che non ho bisogno di un pretesto, ma semplicemente di riappropriarmi di ciò che era mio.
ho bisogno di toccarmi per vedere se le piaghe sono ancora in carne viva, o se si sono trasformate in una bella crosta da grattare via.
e non vedo l'ora di grattare.

domenica 8 maggio 2011

(do you wanna) come walk with me?

beh.
era questione di coerenza, stupida me come al solito.
non puoi pretendere di aver cambiato il tuo approccio al mondo, se sei rimasta aggrappata anche a un solo brandello di abitudine.

e quindi fanculo te e le tue bombe, mi sono cadute accanto e ne sono uscita illesa, innervosita ma illesa.
e fuori dalla zona di guerra non potevi vedere, cazzo, concentrata com'eri a salvarti il culo ancora una volta. i terroristi non vanno salvati, non vogliono esserlo. e allora esplodi, e visto che ci sei, bloccami pure su fb, e regalami la migliore delle risate, e il più grande dei sollievi. quello della libertà.

e ora, con la pancia piena e il corpo coperto di lividi, sono più libera che mai, e sono stata in grado davvero di trascenderti, autodimostrandomi che incredibilmente non me ne fregava più.
e tremo, e sorrido, e tutto torna, ancora una volta.

venerdì 29 aprile 2011

i made a lot of bad decisions

ahah.
dovrei ridere, adesso.

perchè è chiaro che funziona così, quando decidi di mettere quel punto fermo grande come la regione del Kashmir, ti arriva il simpatico terrorista che sgancia la bomba e fa cambiare le contrattazioni in atto.

e così mentre il pensiero della fuga verso l'emisfero australe si fa sempre più concreto, mi sono impegnata a contattare il terrorista e verificare se la bomba aveva del potenziale esplosivo notevole, o se era un banalissimo fake.
e non me l'ha mica detto, mi ha solo fatto capire che in ogni caso saranno problemi miei.

allora signori, alle armi, ancora una volta. e intanto il ministro degli interni si consulta conquel burlone di rob breszny, che da dire non ha nient'altro che "Sei disposto a veder saltare la tua copertura, a perdere ogni dignità e a mostrare apertamente il tuo amore? A mio parere la risposta è sì."

insomma, abbassa sto cazzo di cortina di piombo e vedi di farti ammazzare, ancora una volta.
e ancora una volta non volevo far casini, invece succede proprio quando coinvolgo altri civili. e si sa che sono i primi a finir male in queste situazioni.

so già come andrà, me l'ha detto brandon flowers, che è pure amico del terrorista in questione.
il risultato? riempirò il mio stomaco di alcool e mi farò esplodere in modalità molotov.

venerdì 18 marzo 2011

it's all about silence, it's all about listening

ho raggiunto quello stato mentale per cui so tutto prima che accada.

sapevo che anche stasera tu mi avresti tirato un pacco colossale, per esempio.
sapevo che mio padre a modo suo, avvicinandosi la festa del suo ruolo, per quanto poco l'abbia ricoperto, avrebbe fatto in modo di sentirsi tale nei giorni a venire.
sapevo che tu (un altro tu) eri nei casini e sei tornato a comparire, e ti perderai di nuovo.
sapevo che tu (un ulteriore tu) ti saresti riavvicinato e che tornerai a verificare che la mia diffidenza sia immutata.

il punto è che ho passato vent'anni a evitare le classiche fasi propedeutiche al rapporto sociale, per il semplice e radicato amore per l'osservazione minuziosa di ogni dettaglio.
come un 'tu' tiene la sigaretta, o si morde il labbro, abbassa lo sguardo, chiude gli occhi quando bacia, mentre un altro 'tu' li tiene aperti, come strizza gli occhi e li spalanca, e come l'ulteriore 'tu' scrive una mail, piuttosto che un messaggio dal nulla, ai messaggi degli altri due.

e poi c'è il Tu.
maiuscolo, porcodio.
(e sì, ho apertamente bestemmiato.)

insomma, dicevo, Tu.
ho osservato, e osservato, e osservato, e nonostante ci siano delle costanti nella gestualità, non ti sto cogliendo.
stai lì in un angolo buio lambito dalla mia volontà di annebbiarlo, di annebbiarti, con alcool e sofferenza autoinflitta.
non voglio assolutamente sapere di te.
ti conosco senza conoscerti, ad un livello tale che nemmeno Tu potresti raggiungere per te stesso.
e non voglio sapere nulla.

sono in grado ormai di aspettarmi tutto e il contrario di tutto, sono capace di prevedere ogni volta che sbufferai, o che farai finta di non sentire ciò che dico, o che mi lancerai il consueto 'vaffanculo'. so anche quando mi aggiornerai sul tuo stato di salute (e qui ce la giochiamo.), e so che ti saluterò e mi ringrazierai.

e Tu saprai anche che ci sarà la mia solita frecciatina sul tuo non farti sentire, che a un certo punto dovrai mandarmi a fanculo per cavarti dallo spiazzamento che provoco quando faccio un passo dentro il tuo cervello, sai che ti dispiace quando me ne vado, e che avrò sempre qualche patologia fisica al pari o più grave delle tue.

e sappiamo che siamo due stronzi con troppo orgoglio e troppa poca sicurezza nell'entrarci dentro, sappiamo che a fasi alterne erigiamo muri di piombo su cui farci sbattere il muso vicendevolmente, sappiamo tutto quello che succederà prima che accada.

e io sono stufa marcia di saperlo.
non voglio più saperlo.

voglio che accada.

lunedì 28 febbraio 2011

i know what you're searching for

la tecnologia.
da un'oretta ne sono ossessionata.
voglio dire, alle elementari ero la prima a possedere un computer, ci sono cresciuta insieme e ci sguazzo bene nella tecnologia.

eppure da un'oretta butterei tutto, e tornerei ai bei vecchi metodi, tipo segnali di fumo e ore di cammino per raggiungersi e parlarsi direttamente, magari a monosillabi, brandendo lance con punte di silice e vestendo in pellami vari, senza etichetta di comportamento alcuna.

e tutto questo per un annuncio altrui sull'aver perso i numeri del cellulare.
perchè non posso sfacciatamente scriverti il numero, perchè non ho più biglietti da visita, perchè invece di venire da te alla prossima occasione sarò morente a un "max pezzali tribute party", perchè non ho le palle di venire ad affrontarti da sola, perchè continuo a pensare che ignorarti deliberatamente sia la miglior strategia per vedere se te ne frega ancora qualcosa quando so benissimo che non è così.

i don't need your hurtin', boy //

basically screwed (a momenti alterni)

eh sì certo.
la combo "pioggia + autostrada a4 + tre ore di sonno + sindrome premestruale" non aiuta proprio un cazzo a mantenere equilibrato il livello di neurotrasmettitori dai nomi che non ripeterò, perchè non va più di moda ormai.

se alla combo sopracitata aggiungi quella componente letale chiamata "shufflediaitiùns" vuol dire che, visto che cogliona proprio del tutto non lo sono, sicuramente mi diletto a ricercare le più raffinate forme di autolesionismo psicologico.

perchè non bastano i sogni assolutamente fuori luogo, dopo situazioni ancor più fuori luogo, dove il mio subconscio mi dice "è inutile che te la meni, tanto sei innamorata e c'è poco da farci, hai quattordici anni e sei innamorata, e sei innamorata proprio di lui", quando ormai ho già accettato il fatto coscientemente; devono arrivare anche le memorie di "ciò che poteva essere", di quello che hai buttato al vento, anche se in realtà era solo qualcosa che non c'era più. io non c'ero più. e non andava bene, e lo so, e va bene così, e non tornerò indietro, e qualcos'altro a vostro piacimento.

riassumendo:
are all our summers / at one with the ground? / and everything i loved you for / a trail of fire from the door / that leads me to a hiding place / and locking me inside //


ecco.
e siccome mi ostino a lasciare attivo 'sto diamine di shuffle, e siamo arrivati a "farewell and goodnight" degli smashing pumpkins, gruppo che riesco a tollerare solo in certe occasioni (di certo non queste), direi che ci mando tutti a fanculo.

lunedì 21 febbraio 2011

we're going way too chemical

tra una doppia esposizione e il flash sincronizzato sulla seconda tendina c'è una bella differenza.

nel primo caso ci sono due momenti differenti, deliberatamente scelti e integrati in un unico limite atto a perpetuarli non come momenti singoli, bensì come nuova realtà di un'immagine slegata da ciò che potrebbe rappresentare se fossero stati generati due scatti separati.

nel secondo caso, di solito, si tratta di estetismo della fotografia da discoteca.
ma se volessi fare la persona pesante, con una parvenza di serietà professionale e legata all'ontologia in genere, potrei affermare con un simpatico eccesso di supponenza che sono due istanti che si susseguono, ma legati dalla casualità del momento, dell'evento, del luogo e dei soggetti che riescono a far parte della limitata scelta dell'inquadratura, quindi non c'è una scelta di due contesti separati da decontestualizzare per creare un contesto ex novo, bensì una scia di azioni conseguenti e appartenenti allo stesso contesto che si declina in una semplice descrizione inserita in una poetica più o meno estetica.

eppure ci sono certi momenti in cui queste chiare definizioni divengono metafore confuse che uso per salvarmi e distaccarmi da ciò che mi circonda, cercando di capire quali fotografie mentali siano state tirate fuori dai cassettini dove volevo dimenticarmele.
nella maggior parte dei casi si tratta di esposizioni multiple di un inconsapevole che giocava col flash di qualcun altro.



avrei almeno potuto usare la pellicola.
brucia bene, lei.

domenica 20 febbraio 2011

inside

pensavo fosse hangover.
una forma lieve, sebbene costante, di un malessere senza contorni.

no.
è un fastidio di fondo, rumore bianco del tempo compiuto e del rincorrersi delle tracce di ciò che ha contenuto.
i contorni ci sono, eccome.
si divertono a tormentarsi di mutamenti, senza fermarsi per concedermi il lusso di una riflessione sui particolari di ciò che è stato.
eppure mi negano la possibilità di scorrere verso il prestabilito con tanto di elettroencefalogramma piatto, mi rimangono dentro senza sostare per dar luogo a un dolore clinicamente descrivibile.

la prossima volta mi ricorderò di bere di più.

mercoledì 19 gennaio 2011

no pity for a coward

il titolo di questo post è già di per sè piuttosto prolisso.
e rende perfettamente l'idea di quello che succederà.