la situazione è la seguente:
se dormire fa bene al proprio aspetto, io domani arriverò a NY con una faccia non proprio da sex and the city.
sono totalmente tranquilla e rilassata, con giusto un paio di cose ancora da fare e la seconda notte insonne.
sì ok, volevo sconfiggere il jet lag in anticipo, ma almeno un paio di ore di sonno volevo farmele la scorsa notte, invece niente. e ho un brufolo gigante sotto il naso!
sto un po' diventando scema. altro che tranquilla e rilassata, soffro lo stress da partenza. e lo stress da vacanza. e anche lo stress da far nulla. e lo stress da lontananza psicologica?
fatemi partire, così svilupperò altre forme di stress!
martedì 29 luglio 2008
sabato 26 luglio 2008
hole in the earth
frenesia da "parti? allora vediamoci!". eventi sociali di rilevanza, cene cinesi, passeggiate con il sole a picco, aperitivi.
fra tutto questo ha trovato posto anche un po' di natura, con annessa pioggia, ormai.
e ora, dopo chilometri vari son tornata ferma, con quella sensazione preinfluenzale inspiegabile.
no, non ho l'influenza, neanche un sintomo. è solo un sentirsi pesanti e allo stesso tempo tremare dentro, impercettibilmente, gli occhi lucidi.
bruciano un po'.
guardo immagini di me scattate poche ore fa, non sono io.
e ho voglia di ascoltare i deftones.
boh.
fra tutto questo ha trovato posto anche un po' di natura, con annessa pioggia, ormai.
e ora, dopo chilometri vari son tornata ferma, con quella sensazione preinfluenzale inspiegabile.
no, non ho l'influenza, neanche un sintomo. è solo un sentirsi pesanti e allo stesso tempo tremare dentro, impercettibilmente, gli occhi lucidi.
bruciano un po'.
guardo immagini di me scattate poche ore fa, non sono io.
e ho voglia di ascoltare i deftones.
boh.
venerdì 18 luglio 2008
the one i'll never please
il ritorno a casa non è il solito ritorno. quando passi tre stagioni in un altro luogo, è definibile vacanza, mancanza di ordinarietà.
viaggio guidato tra i ricordi.
viaggio nel presente del passato, come diceva non mi ricordo chi riguardo alla memoria. forse è per questo che ho scelto di fotografare la mia esistenza, le mie esperienze. ma non voglio parlare di questo.
mi ritrovo con gente con cui ho vissuto anni fa. sei anni fa, quattro anni fa, abbiamo vent'anni e due decenni sono abbastanza per avere delle memorie comuni.
malinconia dell'inconsapevolezza, di quando tutto era nuovo, diretto, pungente e le conseguenze, per quanto potevano essere prese in considerazione, erano figlie illegittime dell'inconsapevolezza pure loro.
"ti ricordi quando?..." nel giro di due settimane è stato il fraseggio più gettonato. poche domande sull'adesso, sui progetti, sul futuro.
"ah, studi a milano, .. e ti sposi! ma ti ricordi quando...".
come ammazzare quel poco di inconsapevolezza che rimane. passa la voglia, perchè non sarà mai così immediato, non ci saranno quei giramenti di testa improvvisi, quel "prendersi male" che è stato tema portante di tutta un'adolescenza. adolescenza? il periodo per antonomasia più problematico dell'esistenza di un individuo diventa il periodo migliore, che non tornerà.
caduta libera.
il paracadute non si apre.
soffici nuvolette di volti e situazioni dolciastre rimaste aggrappate alle sinapsi si creano magicamente sotto il tuo corpo arreso alla gravità, non ti interessa lo schianto. c'è un volo di mezzo.
e le nuvolette diventano cespugli di spine quando arrivi all'unico rimpianto.
diventa ossessione, gelosia, pungente, e quando ti rendi conto che non è un rimpianto a senso unico ti senti ancora più idiota.
non so dove voglio arrivare.
sicuramente a 40 anni con un figlio non voglio mollare tutto perchè la mia vita non era quello che mi aspettavo. l'hanno già fatto con me.
non voglio sentirmi incatenata da un amore che rivendica il suo diritto di alienarsi dalla passione scervellata tipica delle aspettative adolescenziali.
non voglio ricercare estremismi, tutto o niente, voglio passarci attraverso.
viaggio guidato tra i ricordi.
viaggio nel presente del passato, come diceva non mi ricordo chi riguardo alla memoria. forse è per questo che ho scelto di fotografare la mia esistenza, le mie esperienze. ma non voglio parlare di questo.
mi ritrovo con gente con cui ho vissuto anni fa. sei anni fa, quattro anni fa, abbiamo vent'anni e due decenni sono abbastanza per avere delle memorie comuni.
malinconia dell'inconsapevolezza, di quando tutto era nuovo, diretto, pungente e le conseguenze, per quanto potevano essere prese in considerazione, erano figlie illegittime dell'inconsapevolezza pure loro.
"ti ricordi quando?..." nel giro di due settimane è stato il fraseggio più gettonato. poche domande sull'adesso, sui progetti, sul futuro.
"ah, studi a milano, .. e ti sposi! ma ti ricordi quando...".
come ammazzare quel poco di inconsapevolezza che rimane. passa la voglia, perchè non sarà mai così immediato, non ci saranno quei giramenti di testa improvvisi, quel "prendersi male" che è stato tema portante di tutta un'adolescenza. adolescenza? il periodo per antonomasia più problematico dell'esistenza di un individuo diventa il periodo migliore, che non tornerà.
caduta libera.
il paracadute non si apre.
soffici nuvolette di volti e situazioni dolciastre rimaste aggrappate alle sinapsi si creano magicamente sotto il tuo corpo arreso alla gravità, non ti interessa lo schianto. c'è un volo di mezzo.
e le nuvolette diventano cespugli di spine quando arrivi all'unico rimpianto.
diventa ossessione, gelosia, pungente, e quando ti rendi conto che non è un rimpianto a senso unico ti senti ancora più idiota.
non so dove voglio arrivare.
sicuramente a 40 anni con un figlio non voglio mollare tutto perchè la mia vita non era quello che mi aspettavo. l'hanno già fatto con me.
non voglio sentirmi incatenata da un amore che rivendica il suo diritto di alienarsi dalla passione scervellata tipica delle aspettative adolescenziali.
non voglio ricercare estremismi, tutto o niente, voglio passarci attraverso.
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venerdì 4 luglio 2008
ich warte auf
sono minuti di attesa.
niente di particolarmente eccezionale.
sarà il caldo che rende i neuroni iperattivi e quindi li induce a farmi pensare. riflettere. parole grosse.
dicevo,
attendo.
il primo anno è una stasi. devi capire dove andrai a finire, è tutto frenetico, sei un contenitore, una valigia che va riempita. ma ancora non sai per dove ti imbarcheranno. devi dimostrarti il più capiente possibile.
e poi ti fermi. prima di spedirti per una qualsiasi destinazione devono fare i controlli. anzi, te li fai in autonomia.
e presa da questa nuova ansia di controllo direzionale in attesa del volo, spesso capita di perdersi nelle microattese quotidiane. attendi che ci sia qualcosa di buono in tv, attendi che la lavatrice finisca il ciclo breve, attendi l'arrivo del tuo cavaliere, attendi di decidere se telefonare al dentista o andarci di persona.
banalità.
ma permeate di una sensazione nuova, e per questo strana, che ancora non riesci a definire ma che lasci sopraffarti.
è un galleggiare sui raggi di sole che rendono i davanzali bollenti.
attendo l'estate,
che nonostante il caldo per me non è ancora arrivata. o meglio, alla quale non sono ancora arrivata. sono ferma sull'uscio, in attesa di entrare.
domani, dopodomani, fra qualche ora. è un'attesa breve.
ma stavolta non so cosa ci aspetterà.
niente di particolarmente eccezionale.
sarà il caldo che rende i neuroni iperattivi e quindi li induce a farmi pensare. riflettere. parole grosse.
dicevo,
attendo.
il primo anno è una stasi. devi capire dove andrai a finire, è tutto frenetico, sei un contenitore, una valigia che va riempita. ma ancora non sai per dove ti imbarcheranno. devi dimostrarti il più capiente possibile.
e poi ti fermi. prima di spedirti per una qualsiasi destinazione devono fare i controlli. anzi, te li fai in autonomia.
e presa da questa nuova ansia di controllo direzionale in attesa del volo, spesso capita di perdersi nelle microattese quotidiane. attendi che ci sia qualcosa di buono in tv, attendi che la lavatrice finisca il ciclo breve, attendi l'arrivo del tuo cavaliere, attendi di decidere se telefonare al dentista o andarci di persona.
banalità.
ma permeate di una sensazione nuova, e per questo strana, che ancora non riesci a definire ma che lasci sopraffarti.
è un galleggiare sui raggi di sole che rendono i davanzali bollenti.
attendo l'estate,
che nonostante il caldo per me non è ancora arrivata. o meglio, alla quale non sono ancora arrivata. sono ferma sull'uscio, in attesa di entrare.
domani, dopodomani, fra qualche ora. è un'attesa breve.
ma stavolta non so cosa ci aspetterà.
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giovedì 3 luglio 2008
ah. ciao nuovo blog.
avevo detto che sarei andata a dormire supergiù un'ora fa.
poi c'è stato il travaglio e sei nato tu.
patetico.
nell'ultima notte milanese per questo primo anno accademico decido di rimettermi a scrivere.
cosa proprio non lo so.
di solito qualcosa trovavo, poi lo trovavano anche gli altri. e non mi andava bene per niente. allora ho smesso, altrimenti perchè scrivere su una pagina pubblica?
prima o poi troveranno anche questa. i do not care.
sono fuori dalla mia vita, e anche se può sembrare un estremismo, una volta tanto le cose stanno davvero così.
insomma, dal farmi del male deliberatamente causa "quantèbbelloaveredeiproblemiesoffrireperchèfatantopersonainteressante" sono arrivata alla fase "crescoinarmoniamangiosanovivoamilanoesoffrolostress". ma ora che lo stress è terminato, posso permettermi di analizzare chiaramente che ne è stato dei teen years, anche se mancano ancora alcuni mesi al termine ufficiale di questo delizioso periodo.
gente che va (e grazie al cielo non torna!), gente che una volta arrivata ha deciso di stabilirsi, gente nuova che mi credeva ubriaca una volta uscita dal guscio e ha deciso di apprezzare quel finto stato di ebbrezza, gente che alla fine non è così male.
dimenticavo di raccontare la mia storica misantropia. c'è poco da dire. sono una persona chiusa causa "detesto il genere umano", ma non categorica. forse un po' classista. preferisco pensare a quei pochi che ci sono e sempre ci saranno e dedicarmi totalmente a loro piuttosto che investire forze in illustri sconosciuti che nella maggior parte dei casi hanno scarso valore. ma non rifiuto di sorprendermi piacevolmente quando qualcuno dimostra di averne, di valore.
per il resto mi limito a portare avanti le mie tre storie d'amore.
quella classica, estetizzante, da romanzo ottocentesco.
quella pulsante, commerciabile, che si esprime attraverso obiettivi, pellicole e sensori.
quella infantile, materna, da riscoperta della patria.
e ora non so cosa stia scrivendo. quindi quasi due ore dopo averlo detto la prima volta, me ne vado a dormire.
avevo detto che sarei andata a dormire supergiù un'ora fa.
poi c'è stato il travaglio e sei nato tu.
patetico.
nell'ultima notte milanese per questo primo anno accademico decido di rimettermi a scrivere.
cosa proprio non lo so.
di solito qualcosa trovavo, poi lo trovavano anche gli altri. e non mi andava bene per niente. allora ho smesso, altrimenti perchè scrivere su una pagina pubblica?
prima o poi troveranno anche questa. i do not care.
sono fuori dalla mia vita, e anche se può sembrare un estremismo, una volta tanto le cose stanno davvero così.
insomma, dal farmi del male deliberatamente causa "quantèbbelloaveredeiproblemiesoffrireperchèfatantopersonainteressante" sono arrivata alla fase "crescoinarmoniamangiosanovivoamilanoesoffrolostress". ma ora che lo stress è terminato, posso permettermi di analizzare chiaramente che ne è stato dei teen years, anche se mancano ancora alcuni mesi al termine ufficiale di questo delizioso periodo.
gente che va (e grazie al cielo non torna!), gente che una volta arrivata ha deciso di stabilirsi, gente nuova che mi credeva ubriaca una volta uscita dal guscio e ha deciso di apprezzare quel finto stato di ebbrezza, gente che alla fine non è così male.
dimenticavo di raccontare la mia storica misantropia. c'è poco da dire. sono una persona chiusa causa "detesto il genere umano", ma non categorica. forse un po' classista. preferisco pensare a quei pochi che ci sono e sempre ci saranno e dedicarmi totalmente a loro piuttosto che investire forze in illustri sconosciuti che nella maggior parte dei casi hanno scarso valore. ma non rifiuto di sorprendermi piacevolmente quando qualcuno dimostra di averne, di valore.
per il resto mi limito a portare avanti le mie tre storie d'amore.
quella classica, estetizzante, da romanzo ottocentesco.
quella pulsante, commerciabile, che si esprime attraverso obiettivi, pellicole e sensori.
quella infantile, materna, da riscoperta della patria.
e ora non so cosa stia scrivendo. quindi quasi due ore dopo averlo detto la prima volta, me ne vado a dormire.
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