venerdì 4 luglio 2008

ich warte auf

sono minuti di attesa.
niente di particolarmente eccezionale.

sarà il caldo che rende i neuroni iperattivi e quindi li induce a farmi pensare. riflettere. parole grosse.

dicevo,
attendo.

il primo anno è una stasi. devi capire dove andrai a finire, è tutto frenetico, sei un contenitore, una valigia che va riempita. ma ancora non sai per dove ti imbarcheranno. devi dimostrarti il più capiente possibile.

e poi ti fermi. prima di spedirti per una qualsiasi destinazione devono fare i controlli. anzi, te li fai in autonomia.

e presa da questa nuova ansia di controllo direzionale in attesa del volo, spesso capita di perdersi nelle microattese quotidiane. attendi che ci sia qualcosa di buono in tv, attendi che la lavatrice finisca il ciclo breve, attendi l'arrivo del tuo cavaliere, attendi di decidere se telefonare al dentista o andarci di persona.

banalità.
ma permeate di una sensazione nuova, e per questo strana, che ancora non riesci a definire ma che lasci sopraffarti.

è un galleggiare sui raggi di sole che rendono i davanzali bollenti.

attendo l'estate,
che nonostante il caldo per me non è ancora arrivata. o meglio, alla quale non sono ancora arrivata. sono ferma sull'uscio, in attesa di entrare.

domani, dopodomani, fra qualche ora. è un'attesa breve.
ma stavolta non so cosa ci aspetterà.

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