sabato 1 novembre 2008

fall

No.
Non è una caduta da "stomaleilmondomiodialoscrivosulblog".
E' semplicemente Autunno. Fall, o Autumn.
Fall è più interpretante.
Cadono le foglie, cadono i muri antisentimentalisti, cadono le gocce di pioggia.

Poi arriva una giornata di sole, sei a casa, in patria, nel luogo della tua infanzia, e nel luogo dove vorresti essere sepolto, ti senti molto ugo foscolo con la differenza che l'esilio non è permanente. Insomma, sei a casa, ti senti pieno e felice, prepari una festa, cucini con la mamma, prepari mille cose, contatti la solita decina di amici.

Ti fermi un attimo.

Decidi di dedicarti a te.
Pensi di andare a fare delle foto al camposanto, con la luce del calar della sera, con i fiori della gente moralista, e della gente abitudinaria, e della gente credente.
Ti rendi conto che ci sei entrata solo per i funerali, solo perchè ci eri costretta, e stavolta ci vuoi andare da sola.
Poi sorridi.
Decidi di darti una sistemata.
Senti il freddo della casa che fa fatica a riscaldarsi, l'odore delle travi di legno, lo scricchiolio del parquet in mansarda, ti rendi conto che profumi di terra, di foglie, di pioggia asciugata dal sole, di autunno, e sai che sarai sempre legata a questo angolo di mondo.
Decidi di cadere, allora.
Ti lasci andare insieme alle foglie, alla pioggia, ti prepari al sole che ristora, ti abbandoni ai ricordi, alle malinconie e alle nostalgie, e, nonostante tutto, sorridi, perchè non fa più male, perchè ormai sono caratteristiche di te che non potrai mai cancellare, perchè sei tu adesso e sei quello che sarai fra uno, dieci, cinquant'anni.

sabato 11 ottobre 2008

live through this

c'era una canzone che ripeteva costantemente queste tre parole, ma non mi ricordo quale fosse.

il problema è che tale concetto non è gestibile da me, non totalmente almeno. finchè rimango ancorata ai ricordi di ciò che fu non posso pretendere di fare di quelle tre parole una filosofia vincente.

non che mi interessi al di sopra della norma, ma ogni tanto vorrei poter riagganciare certe persone sfuggite e capire il perchè delle cose. mica tutte, solo certe.

ma è di certo meglio passarci sopra, anzichè viverci attraverso.

giovedì 9 ottobre 2008

ns.

nuovi mobili, stessa polvere, nuovi motivi per affrontare gli stessi ambienti, le stesse persone, le solite sfide.
sfide è una parola inappropriata. non sono più sfide, sono conferme da vidimare.

c'è una nuova vita comunque, o una stessa solita vecchia vita con le stesse solite nuove consapevolezze.

c'è una vita da dividere e condividere, e dev'essere capace di ricevere e richiedere altrettanta condivisione.

però c'è il sole, sempre lo stesso, che sorge di nuovo.

vorrei sapere cosa c'era nella nuova tisana della solita manu stasera.

venerdì 19 settembre 2008

all my rivals will see what i have in store

pensavo a jackie kennedy onassis. nel bel mezzo di central park c'è un lago artificiale che porta il suo nome.
reservoir, li chiamano.
eddie vedder ha una passione per quel termine.
mi è venuta in mente rival, per quella serie di collegamenti inconsci e suggeriti amorevolmente da itunes.

e ho anche iniziato a costruire i miei accademici compiti per le vacanze, gentilmente consegnati assieme all'ultimo 30 da quell'uomo che sarà il mio passaporto per gli states.

oh. ora itunes dice "go".

mercoledì 17 settembre 2008

antistar

potevo crepare felice a union square meno di un mese fa, ma ho corso per prendere un bus alle 2 del mattino. solo che lì i bus che vedono due esemplari del genere femminile correre, si fermano. e mi eviterò i paragoni con milano.

astinenza notturna. ma a quanto pare la city è stata meta di molti quest'estate.
è un po' una puttanella viziata, diciamolo.

mi sono fatta un po' di viaggi mentali sui miei prossimi due anni.
e poi ho realizzato che è meglio non farsene.

mi fa tristezza questo blog bianco quando ho voglia di scrivere e non so cosa scrivere.

il fatto è che lui è stanco quando io non ci sono, e io non riesco a dormire se lui non c'è.
la fisicità è quasi straziante. non riesco a dormire senza il suo odore. e mille altre banalità.
oggi, o meglio ieri, abbiamo passato anche i 13 mesi. e se non guardavo l'orologio nemmeno me ne accorgevo.
non ci importa più di stare a contare.
non ci importa più se ci respiriamo addosso alito da nonhodigeritolacenacinese.
non ci importa più se ci vediamo nel momento dei deliri con febbre a 39.
non ci importa più se non sai fare il letto e se non mi va di lavare i piatti.
non ci importa più se alla minima presenza di pollini o gatti trasfiguriamo.

se al matrimonio di tua zia hanno fotografato più me e te rispetto agli sposi ci sarà un motivo.
a proposito, non mi farebbe schifo avere le foto.

ho irrimediabilmente perso il destinatario ideale di questo post.

forse vado a dormire.

giovedì 11 settembre 2008

il mio veleno

settembre.
le valigie sono state disfate, e rimarranno vuote.
almeno per un po'.

ho un mese buono per godermi l'arrivo del'autunno, e quell'atmosfera che ha solo qua, a casa, nelle domeniche solitarie in centro, a guardare verso est mentre l'aria finalmente fresca ti ricorda che è tempo di smetterla di depilarsi le gambe ogni 3 settimane per lasciare agli shorts il privilegio di portarti in giro.

posso permettermi di pensare come un tempo, quando non si faceva altro che guardare indietro con quella nostalgia tanto fresca quanto l'aria settembrina, e quello struggimento che ti accarezzava il collo come un foulard di seta per ciò che credevi eterno, e che adesso credi semplicemente "irripetibile".

è un cambiamento in termini, c'è la consapevolezza che tutto va avanti per davvero, che le occasioni e lo spirito ingenuo di un tempo sono diventati per sempre bei ricordi.

non è questione di melodrammaticità. è così e basta. ci sono altre occasioni, colte nell'ottica di altre priorità, con uno spirito corrotto da anni di lotte e sofferenze spesso causate da troppa fiducia nel genere umano.

c'è meno fiducia, c'è più malcontento, c'è ancora la voglia di cambiare le cose, cambiarle per sè.
e di guardare indietro ancora per un po'.


per la prima volta si scuote la testa pensando a qualcuno che non merita di essere ricordato, come a giustificare se stessi per l'aver voluto troppo bene. per la prima volta si capisce che certe scelte ormai sono diventate rimpianti.
e sorrido.

sorrido più onestamente di certe persone ancora aggrappate alle abitudini viziate dell'adolescenza, che pretendono di dover mostrare che stanno continuando a lottare inutilmente con le unghie per dimostrare che si è persone difficoltose e ancora in difficoltà. perchè è interessante, perchè ti dà il pretesto facile per sentirti esistenzialmente superiore per la tua falsa capacità di affrontare tutto quello che mostri fuori.

e per la prima volta, non mi dispiace. per la prima volta, sono sicura che le mie scelte sono state le migliori. per la prima volta non ho nemmeno la minima idea di aver fatto qualcosa per qui generarsi poi rimpianti, o rimorsi. per la prima volta non devo patteggiare con le frustrazioni altrui, così eliminando alla radice le mie frustrazioni.





vi apparirò meno interessante, meno complicata, meno problematica.
e da me non potevo ottenere di meglio.

mercoledì 20 agosto 2008

manhattan

dopo woody allen e sex in the city avrei dovuto intuire che forse era il caso di non andarci.

specie dopo aver passato 9 mesi da brivido in quel triste posto che è milano. neanche minimamente paragonabile.
e non è tanto per i palazzi, o l'orientamento stradale, i locali (anche perchè i miei quasiventanni mi hanno precluso delle degne bevute nel lower east side).

è questione di gente.
la concentrazione di nevrosi è diluita in tanta, tanta, tanta buona educazione e cordialità. forse qualcuno ha deciso di diluirla con medicinali, o semplicemente è arrivato un esaurimento nervoso a decidere di farla finita, ma i don't care.

c'è la necessità di sentirsi meno soli, o semplicemente di stare in compagnia anche nei 10 secondi di conversazione media utili a chiedere indicazioni o l'ora.
e poi, qua tanto scandalo per 600 militari nelle città, là i poliziotti girano in borghese sui taxi, possono essere il tipo cordiale che sta in fila (perchè là le file le fanno) dietro di te da starbucks, o forse si mimetizzano da alberi a bryant park... Non lo puoi sapere, ma tutti sanno che quelli in divisa sono meno di 1/5 del totale. (e tutti se per caso incroci lo sguardo, ti salutano!)

se attraversi fra la 5th e la E32th in minigonna e tacchi, non hai il timore di essere violentata da un branco di gente dall'accento strano. Infatti ti puoi permettere di girare in minigonna e tacchi.
sono tutti diversi, e tutti appaiono tolleranti.
forse perchè a manhattan non è permesso girare con armi, a contrario del resto dell'america.
e poi sembrano tutti così affascinanti, probabilmente perchè la maggior parte degli obesi si è trasferita in new jersey.
e io fra 2 anni ho intenzione di finire i miei studi là, o anche solo finire là. perchè manhattan non è new york, o gli states ma è semplicemene Manhattan.

martedì 29 luglio 2008

sleeping+beauty

la situazione è la seguente:
se dormire fa bene al proprio aspetto, io domani arriverò a NY con una faccia non proprio da sex and the city.

sono totalmente tranquilla e rilassata, con giusto un paio di cose ancora da fare e la seconda notte insonne.

sì ok, volevo sconfiggere il jet lag in anticipo, ma almeno un paio di ore di sonno volevo farmele la scorsa notte, invece niente. e ho un brufolo gigante sotto il naso!




sto un po' diventando scema. altro che tranquilla e rilassata, soffro lo stress da partenza. e lo stress da vacanza. e anche lo stress da far nulla. e lo stress da lontananza psicologica?

fatemi partire, così svilupperò altre forme di stress!

sabato 26 luglio 2008

hole in the earth

frenesia da "parti? allora vediamoci!". eventi sociali di rilevanza, cene cinesi, passeggiate con il sole a picco, aperitivi.
fra tutto questo ha trovato posto anche un po' di natura, con annessa pioggia, ormai.

e ora, dopo chilometri vari son tornata ferma, con quella sensazione preinfluenzale inspiegabile.

no, non ho l'influenza, neanche un sintomo. è solo un sentirsi pesanti e allo stesso tempo tremare dentro, impercettibilmente, gli occhi lucidi.
bruciano un po'.

guardo immagini di me scattate poche ore fa, non sono io.
e ho voglia di ascoltare i deftones.

boh.


venerdì 18 luglio 2008

the one i'll never please

il ritorno a casa non è il solito ritorno. quando passi tre stagioni in un altro luogo, è definibile vacanza, mancanza di ordinarietà.
viaggio guidato tra i ricordi.

viaggio nel presente del passato, come diceva non mi ricordo chi riguardo alla memoria. forse è per questo che ho scelto di fotografare la mia esistenza, le mie esperienze. ma non voglio parlare di questo.

mi ritrovo con gente con cui ho vissuto anni fa. sei anni fa, quattro anni fa, abbiamo vent'anni e due decenni sono abbastanza per avere delle memorie comuni.

malinconia dell'inconsapevolezza, di quando tutto era nuovo, diretto, pungente e le conseguenze, per quanto potevano essere prese in considerazione, erano figlie illegittime dell'inconsapevolezza pure loro.

"ti ricordi quando?..." nel giro di due settimane è stato il fraseggio più gettonato. poche domande sull'adesso, sui progetti, sul futuro.
"ah, studi a milano, .. e ti sposi! ma ti ricordi quando...".

come ammazzare quel poco di inconsapevolezza che rimane. passa la voglia, perchè non sarà mai così immediato, non ci saranno quei giramenti di testa improvvisi, quel "prendersi male" che è stato tema portante di tutta un'adolescenza. adolescenza? il periodo per antonomasia più problematico dell'esistenza di un individuo diventa il periodo migliore, che non tornerà.

caduta libera.
il paracadute non si apre.
soffici nuvolette di volti e situazioni dolciastre rimaste aggrappate alle sinapsi si creano magicamente sotto il tuo corpo arreso alla gravità, non ti interessa lo schianto. c'è un volo di mezzo.

e le nuvolette diventano cespugli di spine quando arrivi all'unico rimpianto.
diventa ossessione, gelosia, pungente, e quando ti rendi conto che non è un rimpianto a senso unico ti senti ancora più idiota.















non so dove voglio arrivare.
sicuramente a 40 anni con un figlio non voglio mollare tutto perchè la mia vita non era quello che mi aspettavo. l'hanno già fatto con me.
non voglio sentirmi incatenata da un amore che rivendica il suo diritto di alienarsi dalla passione scervellata tipica delle aspettative adolescenziali.
non voglio ricercare estremismi, tutto o niente, voglio passarci attraverso.

venerdì 4 luglio 2008

ich warte auf

sono minuti di attesa.
niente di particolarmente eccezionale.

sarà il caldo che rende i neuroni iperattivi e quindi li induce a farmi pensare. riflettere. parole grosse.

dicevo,
attendo.

il primo anno è una stasi. devi capire dove andrai a finire, è tutto frenetico, sei un contenitore, una valigia che va riempita. ma ancora non sai per dove ti imbarcheranno. devi dimostrarti il più capiente possibile.

e poi ti fermi. prima di spedirti per una qualsiasi destinazione devono fare i controlli. anzi, te li fai in autonomia.

e presa da questa nuova ansia di controllo direzionale in attesa del volo, spesso capita di perdersi nelle microattese quotidiane. attendi che ci sia qualcosa di buono in tv, attendi che la lavatrice finisca il ciclo breve, attendi l'arrivo del tuo cavaliere, attendi di decidere se telefonare al dentista o andarci di persona.

banalità.
ma permeate di una sensazione nuova, e per questo strana, che ancora non riesci a definire ma che lasci sopraffarti.

è un galleggiare sui raggi di sole che rendono i davanzali bollenti.

attendo l'estate,
che nonostante il caldo per me non è ancora arrivata. o meglio, alla quale non sono ancora arrivata. sono ferma sull'uscio, in attesa di entrare.

domani, dopodomani, fra qualche ora. è un'attesa breve.
ma stavolta non so cosa ci aspetterà.

giovedì 3 luglio 2008

ah. ciao nuovo blog.
avevo detto che sarei andata a dormire supergiù un'ora fa.
poi c'è stato il travaglio e sei nato tu.







patetico.

nell'ultima notte milanese per questo primo anno accademico decido di rimettermi a scrivere.
cosa proprio non lo so.
di solito qualcosa trovavo, poi lo trovavano anche gli altri. e non mi andava bene per niente. allora ho smesso, altrimenti perchè scrivere su una pagina pubblica?

prima o poi troveranno anche questa. i do not care.
sono fuori dalla mia vita, e anche se può sembrare un estremismo, una volta tanto le cose stanno davvero così.

insomma, dal farmi del male deliberatamente causa "quantèbbelloaveredeiproblemiesoffrireperchèfatantopersonainteressante" sono arrivata alla fase "crescoinarmoniamangiosanovivoamilanoesoffrolostress". ma ora che lo stress è terminato, posso permettermi di analizzare chiaramente che ne è stato dei teen years, anche se mancano ancora alcuni mesi al termine ufficiale di questo delizioso periodo.

gente che va (e grazie al cielo non torna!), gente che una volta arrivata ha deciso di stabilirsi, gente nuova che mi credeva ubriaca una volta uscita dal guscio e ha deciso di apprezzare quel finto stato di ebbrezza, gente che alla fine non è così male.

dimenticavo di raccontare la mia storica misantropia. c'è poco da dire. sono una persona chiusa causa "detesto il genere umano", ma non categorica. forse un po' classista. preferisco pensare a quei pochi che ci sono e sempre ci saranno e dedicarmi totalmente a loro piuttosto che investire forze in illustri sconosciuti che nella maggior parte dei casi hanno scarso valore. ma non rifiuto di sorprendermi piacevolmente quando qualcuno dimostra di averne, di valore.

per il resto mi limito a portare avanti le mie tre storie d'amore.
quella classica, estetizzante, da romanzo ottocentesco.
quella pulsante, commerciabile, che si esprime attraverso obiettivi, pellicole e sensori.
quella infantile, materna, da riscoperta della patria.

e ora non so cosa stia scrivendo. quindi quasi due ore dopo averlo detto la prima volta, me ne vado a dormire.